La tecnologia cambia noi che la cambiamo?


Maria Frisella

Le senti più le grida dei bambini che giocano per strada o nei cortili? 

Oggi i nostri figli sono davanti allo schermo di un pc, lì si incontrano, lì giocano, ricercano e comunicano. La storia della tecnologia si intreccia con la nostra.

Negli ultimi decenni è diventata parte così integrante del nostro quotidiano da cambiare radicalmente il nostro stile di vita. Non saremo della generazione digitale ma anche noi adulti siamo stati tecnologici pur se i nostri mezzi sono ormai superati dalla velocità dei progressi scientifici. 

Chi ricorda la macchina da scrivere ed il suo ticchettio? Abbiamo scritto su un foglio di carta per oltre un secolo, senza uno schermo e senza quei tasti miracolosi che oggi scelgono stili e caratteri, cancellano, raddrizzano, copiano, incollano, inseriscono immagini, grafici e forme, colorano, Insomma non c’è più il foglio di carta da stracciare se hai commesso qualche errore di battitura! posizionano……e tutto in silenzio! 

Che dire del videoregistratore? 

Nastri magnetici da riavvolgere con quella fragilità che li spezzava e rovinava nel tempo le registrazioni. 

Certo, non avevamo l’attuale dischetto ottico!

Fino agli anni ’90, il nostro telefono, tra l’analogico e il digitale, consentiva che con un dito nel disco centrale componessimo i numeri da chiamare, dopo averli trascritti in agenda che di solito era posta accanto all’apparecchio. Beh, non erano cellulari, non avevano la memoria, non te li potevi portare appresso, ma che soddisfazione quando sentivi “pronto?” dall’altro capo del filo! Non avevamo la segreteria telefonica come nei più moderni cellulari con le app e rimaneva la curiosità di sapere chi ti aveva chiamato quando non facevi in tempo ad alzare la cornetta! Ma quanta fantasia!

Si, anche le vecchie cosole fanno parte delle tecnologie adulte. 

Quarant’anni della nostra vita ci hanno messo davanti a Xbox One, PlayStation e pc da gioco.

E noi li acquistiamo per i nostri nipoti!

Innegabile:  se non ci fosse stato il “vecchio” non ci sarebbe oggi il nuovo!


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About the Author: Andrea Di Gangi

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