Il 23 Aprile la Giornata mondiale del libro, ma leggiamo meno degli Indiani


Maria Frisella

 

Lunedì 23 scorso è ricorsa la giornata mondiale del libro, ma leggiamo meno degli indiani.

Lo ricorda dal 1996 l’Unesco, (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura) perché il libro è stato e rimane uno strumento di educazione, di riflessione, di analisi, di pensieri stampati che tra le righe ci raccontano la nostra storia umana.  

Perché si è scelto il giorno 23 aprile in tutto il mondo?

Avvenne che in Catalogna, grazie allo scrittore Vincent Clavel Andrés (1888-1967) nel 1926 il re Alfonso XIII decretò in tutta la Spagna la Giornata del libro spagnolo e la data del  23 aprile dal 1931 si è scelta in concomitanza  con la festa del Patrono della Catalogna,  San Giorgio.  Sembra una circostanza fortuita ma la ricordiamo, il 23 aprile morirono tre grandi scrittori da fama mondiale, William Shakespeare, Miguel de Cervantes e il peruviano Inca Garcilaso de la Vega.

Una curiosità?

Siccome nel giorno di San Giorgio per tradizione ogni uomo deve donare una rosa alla sua donna, il libro venduto in Catalogna viene accompagnato dalla rosa.  

Certo, un libro sembra ormai superato dall’ipad e dalle piattaforme digitali come la rosa dalle emoticon, ma chi sente ancora il profumo della carta e sa che lo spazio delle pagine non è riducibile allo stretto spazio del book, ha il piacere di leggere.  

Eppure gli italiani non sono assidui lettori!  

I dati del World Culture Score Index registrano al primo posto gli abitanti dell’India con la media di 10:42 ore settimanali di lettura a persona, al secondo posto  la Thailandia, al terzo la Cina. Se vogliamo ritrovarci dobbiamo guardare al 24° posto con 5:36 ore settimanali dedicate alla lettura. 

E non è facile comprenderne le ragioni: qualcuno sostiene che gli italiani non possiedono capacità autonome di lettura, di  comprensione e interpretazione di un testo. Infatti solo il 18 % degli italiani sembra dimostrare un elevato patrimonio di competenze. Incredibile!

Leggono di più i laureati, il 73,6%, rispetto al 48,9% dei diplomati, il 47,1% delle donne rispetto al 33,5% degli uomini.

L’Istat 2016 è impietoso.  Il calo dei lettori rispetto al 2010 registra 3 milioni in meno. Inoltre nelle regioni meridionali legge il 27,5%, in quelle del Nord-Est legge il 48,7%. Siamo di fronte ad una questione meridionale della cultura del libro? 

A noi piace pensare che comunque ciascuno sappia continuare a scrivere il proprio libro dei sogni. 


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About the Author: Andrea Di Gangi

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