Il regolamento M5S e la Costituzione, come in un quadro di Klimt

M5S Costituzione Klimt

M5S Costituzione Klimt

Roberto Conigliaro

Tra le diverse cose che leggo nel nuovo regolamento 5Stelle l’introduzione del vincolo di mandato, a mio avviso, è quella che merita più attenzione dal momento che abbiamo appena finito di commemorare i primi 70 anni della nostra Costituzione.

La storia dell’Adele dorata di Klimt

Ieri sera in Tv ho visto un film che non conoscevo, Woman in Gold. Per farla breve non molti anni fa, nel 2006, Maria Altmann, una ricca profuga ebrea in fuga dall’Austria nazista, ebbe ragione dello Stato Austriaco che le negava la restituzione di un famosissimo quadro di Klimt, L’Adele dorata, nel quale il pittore ritrasse l’amata zia di Maria Altmann. Il quadro era stato confiscato dai nazisti alla sua famiglia, naturalmente sterminata in un campo di concentramento, poi esposto con grande orgoglio nella galleria nazionale Belvedere dell’Austria post-nazista, negli anni a seguire la fine della II guerra mondiale.

Cosa c’entra Klimt con il vincolo di mandato? Apparentemente nulla.

La signora Altmann, prima di diventare una profuga, era ricchissima. Il nazismo era un movimento di popolo. Con questo non ho intenzione di fare alcuna analogia o parallelismo con il M5S. Sto solo costruendo un nesso tra quanto avvenuto 80 anni fa e l’art. 67 della Costituzione, che garantisce ad ogni parlamentare di esercitare la sua funzione senza vincolo di mandato. Proprio quell’articolo, sul quale tanti strali sono stati gettati in questi anni e tante strame sono state fatte da chi non avrebbe eticamente dovuto, è uno dei più delicati ed importanti di un regime democratico. Grazie a quell’assunto, tutti i parlamentari che hanno raccolto il consenso elettorale su un programma specifico, restano liberi non di cambiare casacca, ma di tutelare il rispetto e la salvaguardia, sempre e comunque, dei valori democratici e di eguaglianza con i quali abbiamo costruito la nostra vita in Occidente negli ultimi 70 anni. Una vita non proprio da buttar via.

Il M5S, naturalmente, è libero di darsi tutte le regole che ritiene più giuste per regolare le sue dinamiche interne

Ma quelle del Parlamento restano appannaggio delle regole costruite sui pilastri della Costituzione, fondata sul principio che anche la signora Altmann, un tempo ricchissima, seppure profuga ed ebrea (lo scrivo provocatoriamente nei confronti di Israele e di quanti speculano sul concetto di migranti economici), ha avuto riconosciuto il potere di far valere il suo diritto di proprietà contro uno Stato sovrano che si era appropriato indebitamente, del quadro di immenso valore artistico (ed economico) che ritraeva sua zia. Opporre nella lotta politica principi di eguaglianza e giustizia sociale, di questi tempi, è estremamente condivisibile, ma non è la prima volta che succede negli ultimi 100 anni. Le tragedie accadute in nome proprio della giustizia e dell’uguaglianza, ci hanno insegnato che sbandierare giustizia è facile ma non è semplice regolare gli effetti anche della più giusta delle battaglie.

La semplicità è perseguibile solo se i fini non sono secondi a nulla e nessuno

Sul modello della semplicità, perseguibile solo se i fini non sono secondi a niente e nessuno, è stata costruita la Costituzione italiana ed anche l’art. 67 che ne fa parte. Oggi sappiamo che esistono gli ideali di giustizia ed equità, ma sappiamo anche la distanza esistente fra ciò che è auspicabile e quel che concretamente poi si attua. Oggi sappiamo che in occidente abbiamo combattuto le guerre più infami e abbiamo commesso i più truci massacri in nome dei più alti ideali, e solo dopo il massacro della II Guerra Mondiale è stato riconosciuto ad ogni individuo, il diritto di occupare lo stesso piano giuridico di uno Stato. Una conquista che non mi sento di mettere in discussione nemmeno di fronte ai più nobili propositi di un movimento politico, pur sempre fatto da uomini di questo tempo. Mi spiego meglio. Quello che ci ha insegnato il 900 è che le storture e le ingiustizie non possono e non sono debellate dal singolo regolamento del soggetto politico più nobile e giusto che ci sia, ammesso che lo sia.


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