Ecco probiotici e prebiotici. Mangiare panettoni e pandori ed essere felici 

probiotici prebiotici cosa sono

Probiotici prebiotici cosa sono 

Benedetto Palazzolo

Parlare di sana alimentazione e bioma in un periodo come questo, quando si sprecano le cene, i pranzi e brindisi con gli amici forse è eccessivo. Tuttavia, siamo certi che, proprio per questo, torna utile parlare di 2 categorie di alimenti che sono fondamentali per la salute del nostro organismo e che possono contribuire ad abbassare gli eccessi di sostanze come il colesterolo e il glucosio permettendo, in altri casi, di aumentare l’efficienza del nostro sistema immunitario e il funzionamento del bioma

Nel periodo delle feste natalizie – ma a seconda del soggetto anche in altri periodi dell’anno – siamo coinvolti in numerose pranzi e cene tradizionali (cena e pranzo di Natale, notte di Capodanno, pranzo di Capodanno e per la Befana). Le nostre tavolate sono sempre imbandite con gli alimenti tipici del periodo natalizio, panettoni, pandori, torte, buccellati e ogni altro ben di dio zuccheroso e gustoso al quale rinunciare è sempre difficile. Sicché, il consumo di alimenti ricchi di zuccheri e grassi saturi aumenta notevolmente in questo periodo e ciò può determinare, in associazione ad una scarsa attività fisica, l’insorgenza delle malattie metaboliche associate all’evato consumo di zuccheri e grassi saturi, come il diabete e l’eccesso di colesterolo e di trigliceridi, con conseguente aumento dell’ipertensione arteriosa e  l’esposizione a patologie cardiache e circolatorie. Paura? Forse un pò ma la tentazione di mangiare è comunque sempre grande, di fronte a tante prelibetazze. Ma abbiamo una buona notizia per te. Si può certamente mangiare e fare uno strappo alle regole, se lo strappo è relativo a brevi periodi di tempo, grazie ai probiotici e ai prebiotici. Dopo puoi recuperare una sana forma tramite l’alimentazione corretta e l’attività fisica. Quindi, per contenere l‘eccesso di consumo di panettoni e pandori, dei grassi e zuccheri in generale, ci sono 2 elementi da tenere in grande considerazione: i probiotici e prebiotici.

Probiotici e prebiotici cosa sono

Il bioma e i probiotici, yogurt, formaggi freschi, kefir

Innanzi tutto è sbagliato pensare di praticare il digiuno senza seguire un regime alimentare controllato da un nutrizionista. Digiunare non è una sana alimentazione ma anzi, in alcuni casi, potrebbe portare a conseguenze negative determinate dalla carenza di alcuni alimenti fondamentali per la salute umana. Saltare un pasto come ad esempio la colazione, non risolve il problema dell’eccesso di zuccheri e grassi, perché in questo caso il nostro corpo assume l’energia necessaria per vivere dalle proteine e non dai grassi. Le proteine sono una componente fondamentale e preziosa per il corpo umano. Dato che le proteine producono 4,9 Kcal e i grassi circa il doppio, saltare un pasto sarebbe come riscaldare la casa bruciando i mobili e non acquistando specifica legna da ardere. Sembra pure a voi che sia uno spreco?

La flora batterica intestinale e il bioma. Organismi viventi

Nel nostro intestino ci sono tantissimi microrganismi che costituiscono quella che prima veniva chiamata flora batterica intestinale e che ora, data la sua importanza, è chiamata bioma. Il bioma è fondamentale per la salute dell’uomo, in quanto ci permette di digerire diverse sostanze che noi non potremmo digerire e nello stesso tempo produce tantissime vitamine e altre sostanze fondamentali per il corpo umano. Il bioma viene considerato come un tessuto specializzato. Gli stessi microrganismi possono essere digeriti dal nostro intestino apportando, in questo caso, effetti positivi. L’uso eccessivo e senza prescrizione medica di antibiotici e una alimentazione scorretta, possono alterare la popolazione di microrganismi presenti nel nostro intestino. I probiotici sono microrganismi vivi che somministrati possono contribuire a far “stare bene” il nostro bioma, determinando effetti positivi per la salute e riducendo gli stati di infiammazione. Esempi di probiotici sono lo yogurt, i formaggi freschi, il kefir. In alcuni casi anche l’utilizzo di fermenti lattici può servire a migliorare la popolazione microbica presente nell’intestino.

I prebiotici. Cibo per i probiotici. Finocchi, asparagi, frutta secca, aglio, tarassaco

I prebiotici invece non sono organismi viventi. I prebiotici rappresentano il nutrimento dei probiotici e stimolano l’attività intestinale. I prebiotici migliorano il metabolismo, favoriscono l’assorbimento di sali minerali e di vitamine, rafforzano il sistema immunitario e, sopratutto, aiutano a mantenere i valori di zuccheri nel sangue a livello normale. I prebiotici derivano soprattutto da fibre vegetali come l’inulina presente nei finocchi. Anche asparagi, avena, frutta secca, aglio, tarassaco sono buoni prebiotici. Quindi, gli elementi presenti nei prebiotici sono assorbiti dai probiotici. È l’equilibrio fra prebiotici e probiotici che permette di mantenere l’intestino efficiente, dando un contributo fondamentale al benessere fisico e mentale dell’individuo. “Mens sana in corpore sano”, come dicevano i romani.

Il finocchio. Il prebiotico più efficace

Fra i prebiotici più efficaci troviamo il finocchio (Feniculum vulgaris), che è un ortaggio ricco di fibre con proprietà digestive. Per circa il 90% è composto da acqua. Contiene l’anetolo, che agisce sulle contrazioni intestinali e contribuisce ad eliminare i gas intestinali. Fra le proprietà che possiede vi sono l’azione depurativa e il potere antiinfiammatorio, protegge il fegato e svolge un’azione diuretica, antiossidante, immunostimolante. Infine contiene pochissime proprietà calorie e pochi zuccheri, molti sali minerali e vitamine. Mangiato alla fine dei pasti favorisce la digestione, mentre consumato prima dei pasti aumenta il senso di sazietà e quindi è utile per perdere peso.

Perché il finocchio infinocchia

Da questo ortaggio deriva il termine “infinocchiare”, dato che il finocchio altera momentaneamente la funzionalità delle papille gustative e quindi quello che si mangia dopo appare più dolce. Gli osti non troppo onesti erano soliti offrire finocchi agli avventori prima di servire del pessimo vino, in modo da mitigarne il gusto. Il nome finocchio è legato alla storia, precisamente dalla città greca di Maratona dove nel 490 a.c. si disputò la battaglia di Maratona tra la polis di Atene e le truppe persiane. La pianura dove si svolse la battaglia era ricchissima di piante di finocchi selvatici e proprio ad essi la città deve il suo nome. Maratona, infatti, in greco antico significa letteralmente “luogo pieno di finocchi”.

Da dove arriva il finocchio

Si ritiene che abbia avuto origine in Asia e che poi si sia diffuso in tutto il Mediterraneo. Il finocchio appartiene alla famiglia delle ombrellifere. Si distingue in due varietà, una selvatica e una dolce. Di quello selvatico si utilizzano i frutti, impropriamente detti semi. Quello che si mangia sono le foglie (grumolo), che si presentano bianche, carnose, attorno ad un brevissimo fusto conico a livello del terreno. La coltivazione avviene principalmente a Settembre e la raccolta si svolge nel periodo tra Ottobre e Gennaio. Ma il finocchio può essere coltivato in tutti i periodi dell’anno. La raccolta dei semi di “finocchio selvatico” avviene nel periodo tra Agosto e Settembre. Infine, si possono usare i frutti anche per preparare delle tisane.  Il finocchio dolce si può mangiare crudo, principalmente nelle insalate, o cotto. Chiaramente, soprattutto se consumato crudo, il finocchio si deve lavare per bene dato che le foglie crescono a livello del terreno e sono a intervalli coperte di terra per farle crescere meglio. Quindi, essendo a contatto con il terreno, potrebbero essere contaminate da microrganismi patogeni. In passato, quando alcune coltivazioni erano irrigate con acqua sporca o addirittura acqua di rete fognaria, a causa del finocchio si sono spesso verificati casi di Epatite virale A. Chiaramente, come sempre, in caso di soggetti colpiti da patologie e che hanno l’intestino irritabile, prima di mettersi a mangiare cassette di finocchi è bene consultare il proprio medico curante.


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