Un cyber-bullo può dominare la vittima? Come è possibile?

Vittima cyber bullo

Maria Frisella

Nella rete si possono incontrare bulli e subirli. Quando tra umani e tecnologia si crea la simbiosi, cyber, ogni individuo che usa la rete informatica rappresenta una risorsa o un rischio. Nel nostro caso, se è un bullo costituisce un rischio per il ben-essere e la serenità psicologica dei ragazzi-vittime, ma anche per sé stesso. I suoi comportamenti creano il disequilibrio emotivo della vittima ma aumentano il suo edonismo e quell’ egoismo così privo di regole che finisce per sfociare in comportamenti antisociali, problematici e delinquenziali.

Il cyber-bullismo ha effetti negativi sul benessere sociale

Il cyber-bullo sceglie di attaccare deridendo o beffeggiano quei soggetti che appaiono timidi o introversi, che sono disabili, che hanno determinate caratteristiche fisiche (troppo belli o brutti), che hanno una estrazione sociale superiore o inferiore alla sua, che appartengono a cultura e nazionalità diversa, che manifestano orientamenti sessuali o atteggiamenti considerati ambigui, che si espongono. Insiste su di loro, cerca di coinvolgere altri nel dileggio, tenta di isolarli per escluderli. Se dalle ricerche effettuate si registra che percentuali molto alte di ragazzi hanno sentito parlare di cyber-bullismo, conoscono qualcuno che lo ha subìto, qualcuno di loro ne è stato vittima, se ne trae la preoccupante notizia che il fenomeno corre tra di loro. La ricerca elaborata da Skuola.net e Osservatorio nazionale adolescenza per Una vita da social, condotta su circa 8mila adolescenti di 18 regioni italiane, dice che il 59% di vittime di cyber-bullismo ha pensato almeno una volta al suicidio nel momento di sofferenza maggiore, il 52%, confessa di provocarsi del male fisico intenzionalmente, l’82% dice di sentirsi frequentemente triste e depresso, e circa il 71% esplode in frequenti crisi di pianto.

Come è possibile arrivare a tanto?

Considerati i tempi prolungati di utilizzo della rete da parte di preadolescenti e adolescenti si può desumere che l’esposizione al rischio è notevole. Il cyber-bullo può essere un estraneo, ma anche una persona conosciuta dalla vittima nascosta da un profilo fake (falso), da un avatar (immagine costruita) o da un nickname (soprannome) e dunque protetta da anonimato. Può attaccare la debolezza del soggetto-vittima in qualsiasi momento grazie a telefonini sempre accesi e connessi ad internet. Può pubblicare informazioni private, illazioni e materiale diffamatorio della propria vittima. Tutto può essere diffuso, e letto da molti altri, diventando pubblico senza possibilità di controllo. I post possono essere replicati sulle bacheche nei social network anche da altri che a loro volta diventano portatori di rischio. Il cyber-bullo può perseguire su tali comportamenti anche senza rendersi conto del danno, magari solo per provocare reazioni e sentirsene regista.

Perché il ragazzo vittima non reagisce? 

È difficile che reagisca, più facile che si trinceri nel silenzio, soffrendo da solo.  Restando coinvolto teme di essere deriso, si acuisce la sua insicurezza, diventa ansioso, si concentra poco, ha difficoltà a prendere sonno, è inappetente, comincia a stimarsi ancora meno, evita di partecipare alle relazioni sociali per non esporsi.  Non chiede aiuto per paura di peggiorare la situazione: o si convince di non essere creduto o nutre la paura di essere riconosciuto anche dagli altri un essere debole e diverso, uno da prendere in giro o giudicare male.  Si sente incapace, perde il senso della sua personalità, ancora più fragile perché non ha la forza di reagire. È per questo che può entrare in depressione e tentare anche il suicidio. Eppure si può e si deve aiutarli, come genitori, come amici, come società, come itituzione. Tu cosa faresti?


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